
A Taizè il V Capitolo Under Ten dell’Ordine
Dal 7 al 15 luglio ben 181 frati si sono ritrovati a Taizè, ospiti della comunità dei monaci guidati da frère Alois, per vivere e discutere insieme nel V Capitolo Under Ten; frati giovani e meno giovani, dalle province d’Italia, d’Europa e di tutto il mondo si sono incontrati con il Ministro Generale fra Michael Perry per discutere dell’importanza del dialogo nella vita fraterna, nelle nostre comunità, nelle relazioni con le istituzioni e con il mondo di oggi. La proposta formativa dell’Ordine ha un’attenzione specifica per i frati che vivono i primi anni dopo la professione solenne e tra le diverse proposte specifiche, da poco più di 20 anni viene organizzato un Capitolo delle Stuoie dedicato ai frati Under Ten di tutto il mondo, insieme al Ministro Generale con il suo Definitorio. Il Capitolo di Taizè conclude attualmente una serie che ha avuto inizio nel 1995 in Spagna, a Santiago de Compostela e che annovera i Capitolo a Canindé (Brasile, 2001), in Terra Santa (2007), a Zapopan/Guadalajara (Messico, 2012).

Per fare in modo che tutti gli Under Ten dell’Ordine possano partecipare a questo evento di grazia, il lavoro è stato strutturato in tre diversi momenti: precapitolo, capitolo e postcapitolo, secondo il modello “vedere” (i segni di dialogo nella propria storia, nel proprio paese, nella propria Entità), “giudicare” (la realtà, durante la fase capitolare a Taizè, approfondendo i punti fondamentali di una riflessione cristiana e francescana) e “agire” (i partecipanti al capitolo sono tenuti a condividere con i tutti i frati Under Ten l’esperienza vissuta a Taizè, al fine di operare scelte concrete e porre in atto l’evento celebrato). I lavori precapitolari e postcapitolari sono stati previsti per le diverse Entità provinciali, coinvolgendo tutti gli Under Ten, secondo i tempi e le modalità ritenute più idonee dagli stessi frati; il lavoro capitolare svolto a Taizè ha visto, invece, la partecipazione di pochi rappresentanti per ogni Entità dell’Ordine, circa 2 o 3 frati per ogni Provincia.
Il nostro Serafico Padre San Francesco per tutta la sua vita è stato uomo del dialogo, con i fratelli e le sorelle, con la Chiesa, con ogni creatura della Terra e del cielo. Oggi più che mai siamo chiamati ad essere tessitori di dialogo, costruttori di ponti, artigiani di pace e questa necessità interpella ciascuno di noi e la vita delle nostre fraternità; ognuno di noi è chiamato a rendere ragione della presenza di Cristo nella propria vita e a testimoniarlo nei vostri ambienti di vita: saperci uniti a Lui e alla sua Parola, in un tempo storico incapace di vivere la dinamica dell’ascolto, rappresenta una sfida sempre nuova nel cammino di attualizzazione del nostro carisma. Nel ricordo dell’anniversario dell’incontro di Francesco con il Sultano al-Kamil avvenuto in Egitto 800 anni fa, il Capitolo delle Stuoie Under Ten è stato una preziosa possibilità per riflettere e vivere, mediante gesti concreti, la dinamica del dialogo. La scelta di essere accolti dalla comunità dei frère di Taizè che ormai da decenni vive e incarna il dialogo ecumenico e di riconciliazione tra i popoli si è rivelata un’ulteriore occasione di grazia che ha permesso la condivisione di vita con la comunità dei monaci e l’incontro con le migliaia di giovani venuti da tutta Europa e non solo.

Con la guida del Ministro fra Michael si è arrivati a discutere dell’esperienza della crisi personale e dell’importanza del dialogo per superare le sfide alla nostra identità umana, cristiana e francescana. Durante gli scambi tra i fratelli nei diversi gruppi di lavoro e nelle conversazioni personali si è focalizzata l’attenzione su una difficoltà significativa proprio con la qualità del dialogo fraterno. Si rende più che mai necessario affrontare le sfide e le opportunità che le crisi portano a ciascuno di noi e all’Ordine in generale, è necessario aiutarsi l’un l’altro a trovare modi creativi per affrontare le crisi che si presentano, a sviluppare strategie efficaci per promuovere una qualità del dialogo e uno scambio personale di esperienze di vita: fede, sofferenza, scoraggiamento, speranza, gioia, o l’uso di strumenti esistenti come i tempi di preghiera, i pasti, i capitoli locali; e inventare metodi utili a creare le condizioni per la crescita e l’approfondimento della nostra umanità, la nostra fede, la nostra vocazione e il nostro impegno per il mondo, l’essere e il vivere come fratelli uniti da un’unica vocazione. Una delle scoperte più importanti emerse è stata la mancanza di fiducia che i fratelli hanno tra di loro e nei confronti dei loro ministri, che sono chiamati a servire e ad accompagnare loro. I frati hanno parlato di un timore generale nel rivelare le loro debolezze e difficoltà all’interno della fraternità. I frati che vivono nella stessa fraternità, nella stessa Provincia, Custodia o Fondazione, sentono che non possono aprire il loro cuore all’altro, aprire il cuore al loro Ministro locale o provinciale o al Custode perché sorge una sorta di impedimento interno, prodotto da un’esperienza negativa del passato in cui probabilmente è mancato il rispetto o semplicemente non si è saputa gestire la situazione. Ci sono fratelli che trascorrono settimane, mesi, persino anni soffrendo come se fossero “rinchiusi in prigione”, vivendo una drammatica realtà di solitudine all’interno della fraternità. Con il passare del tempo, questi sentimenti possono portare ad un approfondimento dell’isolamento, distruggendo ogni legame affettivo di fratellanza che avrebbe potuto esistere all’inizio dell’itinerario vocazionale. Come ci suggerisce lo stesso Ministro Generale, abbiamo bisogno di aiutarci l’un l’altro ad utilizzare nuovi strumenti per costruire fiducia e confidenza, due condizioni necessarie per la sopravvivenza della nostra vocazione personale e la vocazione dell’intero Ordine; dobbiamo imparare a lasciarci accompagnare dai nostri fratelli, dai nostri ministri (guardiani, provinciali o custodi) e/o dagli altri fratelli della fraternità. Dobbiamo imparare a permettere a noi stessi e permettere all’altro di abbassare la guardia affinché quell’altro venga ad incontrarci nel mezzo della nostra frattura, in ogni forma di crisi personale che stiamo vivendo, e quindi avere uno o più compagni di cammino e di lotte, nei momenti di successo e gioia.

Se non facciamo attenzione all’isolamento vissuto dai fratelli questo crescerà lentamente generando totale siccità, perdita di fiducia in noi stessi e nella presenza di Dio nelle nostre vite e avremo a che fare con la minaccia della morte della nostra speranza, della nostra gioia, della nostra passione per la vita che Dio ci ha chiamato a vivere. Per alcuni fratelli che attualmente vivono nell’Ordine e per coloro che hanno preso la decisione di lasciare l’Ordine l’unica opzione che aveva senso era scegliere la “sopravvivenza” rispetto alla “perseveranza”. E la sopravvivenza è così fondamentale che vincerà sempre. Per uscire da tali meccanismi mortiferi bisogna osare entrare nella vita di un’altra persona, osare impegnarsi in un dialogo serio e prolungato, richiede essere disposti ad affrontare crisi e limiti, in una parola, il peccato che abita nel cuore del fratello! Fra Michael davanti a queste situazioni invita tutti noi frati ad essere disposti a rischiare, ancora una volta, nel mettere la vostra vita nelle mani di Dio, nell’amicizia spirituale e affidare le vostre vite nelle mani dei vostri fratelli nell’Ordine; Dio ci ha chiamati alla libertà e a vivere la vita del Vangelo con amore, passione, gioia e speranza. Non si può chiedere quindi di evitare la crisi, molto spesso inevitabile, piuttosto dobbiamo imparare da Gesù, da Francesco e da tanti altri santi e discepoli di Gesù che hanno vissuto la santità, la bontà e l’amore, l’accettazione, la misericordia e la pace. Il dialogo è, forse, uno dei migliori strumenti per affrontare la crisi; sappiamo dalla testimonianza del Vangelo che Gesù condivise le sue crisi con suo Padre e anche con i suoi discepoli amati.
Consci dell’enorme difficoltà nel dialogo e nell’apertura che il mondo attuale ci pone con le sue tante tentazioni e distrazioni, noi frati Under Ten siamo chiamati ad imparare dall’esperienza vissuta a Taizè, confrontandola con la nostra ricca tradizione di frati minori, a coltivare concrete occasioni di dialogo e accoglienza: possiamo vedere l’altro non come una minaccia alla nostra esistenza ma una fonte di ricchezza e di crescita. In questo il serafico padre san Francesco ci guidi sempre con il suo esempio e la sua intercessione.
Fra Giovanni Greco
Fra Luca Maria Barielli