22
Mar

IV Domenica di Quaresima

Carissimi/e,
abbiamo pensato di inviare una breve riflessione al Vangelo; riflessione che vuole essere una momentanea sostituzione delle preghiere dei fedeli.
Tutto questo per dirvi che ci state a cuore e che vi custodiamo con affetto
nella preghiera.
Le vostre sorelle clarisse

Carissimi/e,
oggi la liturgia della Parola ci invita a meditare il testo evangelico del cieco nato.

Ci sta a cuore raggiungere ognuno di voi con una breve meditazione che speriamo possa contribuire a colmare il vostro cuore di intima pace e speranza.

In questo cammino quaresimale siamo giunti alla domenica detta “Laetare” cioè “Rallegrati”. Ma quale è il motivo di questa gioia? Il motivo è il grande amore di Dio verso l’umanità; un amore completamente gratuito e che viene a cercarci negli abissi del nostro cuore inquieto, nelle profondità del nostro dolore per indicandoci Gesù come luce che vince ogni tenebra, come fuoco che brucia ogni male, come acqua viva che fa germogliare nuova vita.

“Può capitare di essere presi dall’angoscia, dall’inquietudine per il domani, dalla paura della malattia e della morte. E’ bene conoscere i propri limiti, le proprie fragilità, dobbiamo conoscerle, ma non per disperarci, ma per offrirle al Signore; e Lui ci aiuta nella via della guarigione, ci prende per mano, e mai ci lascia da soli, mai! “(Papa Francesco)

In questo tempo che scrutiamo così oscuro, così ferito dalla malattia, dalla solitudine, dalla tristezza e dalla paura; e così intriso del pensiero di un’emergenza che mette in serio pericolo tutto il nostro quotidiano, le nostre relazioni, i nostri progetti, il nostro futuro,occorre rallegrarci in modo evangelico; sì, rallegrarci per Gesù e il suo mistero di passione, morte e risurrezione che potentemente illumina, risana e abbraccia ciascuno di noi, nessuno escluso.

Il cieco guarito ha compiuto il suo esodo e passa dalle tenebre all’adorazione; un gesto riservato solo a Dio, solo a Colui che è il Signore della vita e della storia e gli attribuisce il giusto posto, al di sopra di tutti e di tutto, scegliendolo come Maestro fedele e Guida sicura per il suo cammino.

Anche noi come il cieco siamo invitati a fare la nostra professione di fede: “Credo, Signore”. 

I giorni, le ore, i momenti, i secondi che viviamo dovrebbero essere scanditi da questa certezza di fede, dal desiderio ardente di porre al centro della vita e di ogni avvenimento la sua Presenza, la memoria della sua Parola, la sua Croce e la sua Risurrezione.

La fede è la luce di Gesù che si accende nella nostra vita e con la quale ci viene donato di comprendere chi è Dio, dove possiamo incontrare il suo Volto e fare esperienza del suo amore; e ci viene donato di scoprire anche chi siamo noi, che senso ha la nostra vita affidata alle sue mani e qual è il destino finale del nostro esistere.

Il Vangelo odierno ci interroga in maniera forte e ci offre uno spunto di riflessione importante per acquisire una maggiore consapevolezza di ciò che è essenziale, per riconoscere che la nostra pace e la nostra salvezza passano attraverso l’incontro e la relazione con il Signore, con lo stare uniti a Lui nonostante la voglia di fuggire da una realtà spesso opprimente e complessa, con il lasciarsi guarire dalle tante cecità che ci abitano per scoprire la vera fonte della luce ed esserne autentici testimoni.