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Ottocentenario Protomartiri Francescani

Ottocentenario Protomartiri Francescani

Racconto del martirio dei Protomartiri francescani

Tratto da: “Franciscains au Maroc – Huit siècles de rencontres” di frate Stéphane Delavelle, Fraternità di Meknes, Marocco (Marseille, Publications Chemins de dialogue, 2019)

Tra i sei frati della regione di Narni inviati da Francesco d’Assisi in Marocco vi è un solo sacerdote, Ottone, e un suddiacono, Berardo. Gli altri frati, Pietro, Accursio, Adiuto e il capogruppo, frate Vitale, sono frati laici. Armati della dolorosa esperienza delle prime spedizioni missionarie del 1217, due frati, Vitale e Berardo, conoscono le basi che dovrebbero consentire loro di comunicare e annunciare la Buona Novella. Intrapresero il viaggio tra il 18 e il 20 giugno 1219, attraversarono il sud della Francia, quindi scavalcarono i territori sotto il dominio musulmano, passando per l’Aragona e il Portogallo. Frate Vitale, essendo caduto malato, non andò oltre la Spagna.

In Portogallo, vennero accolti dalla regina Urraca e qui ebbero un sogno in cui videro il loro martirio. Ciò non impedì loro di entrare nel territorio degli Almohadi con abiti secolari. Temevano che le truppe musulmane ma anche i mercanti cristiani, preoccupati per l’equilibrio del loro commercio, li avrebbero riportati in Portogallo. Arrivati a Siviglia, vennero accolti in una casa cristiana dove trascorsero otto giorni in una sorta di ritiro preparatorio.

Volendo compiere la loro missione, si diressero alla porta di una moschea per andare a predicare la fede. Ovviamente, ne furono impediti a forza di colpi e spintoni, il che sembrò sorprenderli: “Cosa ci facciamo qui se non predichiamo? – si dicevano – Andiamo al palazzo del re e annunciamo a lui, anche esponendoci alla morte corporale, che Gesù Cristo è il vero Dio. ” Alla porta del governatore furono arrestati: “Di dove siete? – Della terra dei Romani. – Per quale scopo siete venuti in questo paese? – Vogliamo parlare al re di cose utili a lui e al suo popolo. – Avete qualche lettera o attestazione della vostra ambasciata? – Abbiamo la nostra ambasciata nei nostri cuori e nelle nostre lingue.

Il governatore di Siviglia, sorpreso da questo comportamento completamente nuovo per lui, temendo da un lato le reazioni della popolazione e dall’altro le ripercussioni di una possibile esecuzione sui suoi rapporti con i regni cristiani circostanti, decise di mandare i cinque frati dal Sultano a Marrakech. Fecero il viaggio con i miliziani cristiani e furono alloggiati alla fine di ottobre dall’Infante Don Pedro del Portogallo. Si recarono ben presto sulla piazza principale di Marrakech (piazza Jamaa Al-Fna), in abito francescano: fra’ Berardo si era appollaiato su un carro e arringava la folla con il suo arabo rudimentale. Fu lì che il Sultano li scoprì, ordinando che fossero immediatamente riportati al capo della milizia cristiana e ordinando a quest’ultimo di rimandarli in Portogallo. Don Pedro, vedendo il pericolo rappresentato da religiosi così poco consapevoli delle abitudini e dell’umore del paese si affrettò a riportarli a Ceuta, ma i frati sfuggirono alle loro guardie lungo la strada e ricominciarono a predicare per le strade di Marrakech. Incarcerati per venti giorni, alla fine compaiono davanti al Sultano che li dà una seconda volta nelle mani dei miliziani cristiani in modo che possano riportarli al confine. Dopo un secondo tentativo di fuga, i frati vengono rinchiusi presso Don Pedro fino a quando le milizie cristiane vengono inviate per combattere i Béni Mérin nella parte orientale del paese.
I frati fanno parte del viaggio, cogliendo l’occasione per predicare ai miliziani cristiani. È qui che fra’ Berardo salverà l’esercito dalla sete facendo scaturire una fonte dal suolo desertico con un bastoncino. Tuttavia, al loro ritorno a Marrakech, i frati ripartono all’assalto della piazza principale e la loro predicazione, di venerdì, non passa inosservata agli occhi del Sultano. Quest’ultimo è preso da grande rabbia e ordina la loro decapitazione. Abou Said, il notabile responsabile dell’esecuzione della sentenza, sembra tanto più imbarazzato poiché ha assistito al miracolo della fonte operato da Berardo. Quindi trascina la cosa, proprio come i miliziani cristiani, sperando che bastonarli e frustarli bastasse per calmare i predicatori.

Quindi, seminudi e sanguinanti per i colpi ricevuti durante la loro prigionia, sono finalmente fatti comparire davanti ad Abu Said. Sembra che l’interrogatorio sia stato fatto nella lingua conosciuta dai martiri, perché fu Ottone a rispondere alle domande poste senza che si menzioni un interprete: “Da dove venite?” – Siamo Cristiani del paese romano. – Perché siete venuti senza permesso, dato che c’è una guerra tra voi e noi? – Siamo venuti per ordine del nostro Superiore, Frate Francesco, che ha inviato altri frati in tutto il mondo per la salvezza degli uomini. Siamo venuti a predicare a voi, non credenti, che amiamo in Dio nonostante voi siate nostri nemici, la fede e la via della verità. – E qual’è questa via della verità? – È che tu creda in Dio, Padre, Spirito Santo e Figlio incarnato per la salvezza di tutti e alla fine crocifisso.

I cinque frati furono riportati in prigione, frustati separatamente, mentre una luce intensa inondò la prigione durante la notte e si incoraggiarono a vicenda per resistere alla tortura inflitta loro.
Alla fine, il Sultano chiese di rivederli.

Furono introdotti i frati. Il re fece uscire tutti gli astanti, tranne alcune donne che erano lì. “Allora, siete voi coloro che disprezzano la nostra legge e la fede e bestemmiano il Messaggero di Dio?”
I frati risposero: Non disprezziamo alcuna vera fede, perché la tua fede non è fede, è assolutamente falsa: solo la fede dei cristiani è vera, perché è molto sicura; non la disprezziamo, ma con tutta la nostra forza la difendiamo e la veneriamo. – “Convertitevi alla nostra fede e vi darò queste donne per mogli, soldi e onori nel mio regno”. – Non vogliamo né donne né soldi e disprezziamo tutto per Cristo. Violentemente infuriato, il Sultano poi esclamò: “Il mio braccio e la mia spada vi puniranno duramente per queste follie”, e prendendo l’arma che gli fu portata, Al-Moustansir con un violento colpo in mezzo alla fronte, spaccò il cranio a ciascuno dei martiri; ruppe così tre lame.
Era martedì 16 gennaio 1220, il quarto anno del pontificato del Nostro Santo Padre Papa Onorio III, il settimo anno prima della morte di San Francesco.

Seguì un vero e proprio massacro generale da parte della folla eccitata sui corpi dei cinque martiri: tentarono anche di bruciarli ma Don Pedro riuscì a recuperare i corpi e li portò in Portogallo dove furono ricevuti con grande devozione e deposti nella chiesa di Santa Croce a Coimbra, dove ancora oggi sono custodite le reliquie.
I cinque martiri sono stati canonizzati dal papa francescano Sisto IV il 7 agosto 1481.

Racconto del martirio dei Protomartiri francescani