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Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga. Mostra "Álvaro Pirez d'Évora. Un pittore portoghese in Italia alla Vigilia del Rinascimento"

Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga. Mostra “Álvaro Pirez d’Évora. Un pittore portoghese in Italia alla Vigilia del Rinascimento”

Giovedi 28 novembre 2019, alle 18.30 al  Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona si inaugura la mostra Alvaro Pirez d’Évora. Un pittore portoghese in Italia alla Vigilia del Rinascimento / Álvaro Pirez d’Évora. Um pintor português em Itália nas Vésperas do Renascimento, a cura di Lorenzo Sbaraglio e Joaquim Oliveira Caetano, organizzata dal Museu Nacional de Arte Antiga in collaborazione con il Polo Museale della Toscana.

26 tavole di Alvaro Pirez58 prestiti internazionali tra prestigiosi musei europei e collezioni private: la mostra Álvaro Pirez d’Évora. Un pittore portoghese in Italia alla Vigilia del Rinascimento nasce dalla collaborazione tra il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona e il Polo museale della Toscana, con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, e si colloca come un evento di grande portata nel panorama delle mostre internazionali di prossima apertura.

Il Polo Museale della Toscana ha collaborato con il prestito di ben 26 opere, provenienti in particolare dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa e dal Museo Nazionale di Villa Guinigi di Lucca, due delle quattro città toscane in cui il pittore portoghese fu certamente attivo all’inizio del Quattrocento. Saranno inoltre presenti opere provenienti da altri musei del Polo Museale della Toscana (il Museo di San Marco di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Siena e il Museo d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo) e da altri musei, chiese, archivi e collezioni private italiane ed europee, per un totale di circa 100 pezzi tra dipinti, sculture e documenti d’archivio.

Per la cultura artistica lusitana Álvaro Pirez riveste una particolare importanza in quanto è il primo pittore nato in Portogallo di cui si conoscano opere a lui riferibili con sicurezza, anche se la sua attività nota si svolse in Toscana. L’artista è ricordato brevemente anche dal grande storiografo Giorgio Vasari (1568) come “Álvaro di Piero di Portogallo”.

Si forma tra Pisa, Lucca e Firenze sullo stile robusto di pittori di tradizione trecentesca, nipoti di Giotto, progressivamente sempre più contaminato dalle eleganze dei grandi maestri fiorentini tardogotici (Gherardo StarninaLorenzo Ghiberti e Lorenzo Monaco) e poi, nel corso degli anni Venti del Quattrocento, dalle preziosità materiche del marchigiano Gentile da Fabriano.

La mostra si propone di presentare una prospettiva ampia del suo lavoro a partire dalla formazione, approfondendo il contesto culturale e le influenze principali che ricevette nel corso della sua carriera. L’esposizione, prima grande e ambiziosa retrospettiva di ampio respiro mai sino ad ora dedicata al pittore, si aprirà dando particolare rilievo alla piccola ma preziosa Annunciazione di Alvaro Pirez, recentemente acquistata dal Museu Nacional de Arte Antiga. È una delle opere più affascinanti di Pirez, in passato appartenuta anche alla collezione del Cancelliere tedesco Konrad Adenauer.

Alvaro Pirez nasce ad Evora, ma la sua attività è documentata solamente in Italia tra il 1410 e il 1434. La prima delle due date si riferisce ai contatti iniziali per la decorazione ad affresco, eseguita nella primavera del 1411 insieme ad altri quattro artisti fiorentini (Niccolò di Pietro Gerini, Scolaio di Giovanni, Ambrogio di Baldese e Lippo d’Andrea), della facciata di Palazzo Datini a Prato. Il Palazzo fu la residenza di Francesco di Marco Datini, uno tra i più importanti e ricchi mercanti italiani del tempo, i cui fondaci erano sparsi per il Mediterraneo (Pisa, Genova, Avignone, Barcellona, Maiorca, Valenza) e il cui vasto campo di attività ben testimonia quella che al tempo dovette essere una fervente koinè mediterranea, una sorta di “grande e sconfinata pianura liquida”. Diversi frammenti superstiti della decorazione pittorica del Palazzo saranno scenograficamente esposti in una sala del museo interamente dedicata a questa impresa decorativa, accompagnati da un apparato documentario in cui sarà presente il registro, generosamente prestato dall’Archivio di Stato di Prato e sapientemente restaurato per l’occasione, in cui compare citato per la prima volta il pittore portoghese.

Ad arricchire la sala che ospiterà la più antica commissione affidata a Pirez, vi sarà anche la Madonna col Bambino e santi del portoghese Museu de Evora, una delle sue opere più antiche conosciute, la cui esecuzione probabilmente precede di qualche anno la realizzazione del ciclo pratese.

La seconda data (1434) è iscritta, con la firma, sull’altarolo portatile dell’Herzog Anton Ulrich-Museum di Braunschweig (Germania), opera della fase tarda del pittore e unico suo lavoro datato. Per il resto, l’attività artistica di Álvaro Pirez è scarsamente documentata: nessun suo ricordo è stato fino a ora individuato in Portogallo, mentre in Italia si è conservata negli archivi la memoria di alcuni polittici da lui eseguiti intorno agli anni Venti del Quattrocento in Toscana, dove fu certamente attivo – oltre che a Prato – a PisaLucca e Volterra. È firmata la grandiosa pala d’altare custodita nella chiesa di Santa Croce in Fossabanda a Pisa, che presenta in primo piano, a grandi lettere capitali, l’iscrizione in portoghese “ÁLVARO PIREZ D’EVORA PINTOV [= dipinse]”. Questa straordinaria opera lascerà per la prima volta l’Italia per approdare a Lisbona, dove, con i suoi colori iridescenti e la profusione dell’oro preziosamente e sapientemente lavorato, saprà sicuramente incantare il pubblico portoghese.

Molto affascinante è inoltre la diffusione di alcune tra le opere più significative di Pirez nel bacino mediterraneo, in particolare a Cagliari e a Nola, vicino Napoli: anche queste città saranno significativamente rappresentate in mostra proprio attraverso le sue opere da lì provenienti.

Altra opera qualitativamente straordinaria – di cui grazie agli studi condotti in occasione della mostra si è scoperta l’originaria provenienza da Otranto, in Puglia – e oggi conservata al Museo di Belle Arti di Budapest, sarà presente in mostra, per rinforzare l’idea di circolazione delle opere nel Mediterraneo e di una probabile attività di Pirez anche al di fuori della Toscana.

Nel percorso espositivo saranno naturalmente presenti anche alcuni esempi di opere portoghesi del medesimo periodo, in modo tale da lasciare al visitatore l’opportunità di immaginare se e quale ruolo possa aver avuto l’arte lusitana nell’educazione culturale di Álvaro, che però sembrerebbe perlopiù derivare i suoi modi come pittore dall’esperienza italiana.

Gran parte della mostra si concentrerà sui luoghi noti dell’attività del pittore in Toscana. Ad ogni città in cui è documentato Álvaro Pirez sarà dedicata una sala: e così sarà possibile anche apprezzare le scuole pittoriche attive a Lucca, Pisa, Volterra e Prato. Queste sezioni della mostra permetteranno di presentare al visitatore una panoramica di realtà artistiche italiane molto importanti, ma spesso meno note al pubblico rispetto a quelle più celebri di Firenze e Siena.

Sarà così possibile ammirare la parziale ricostruzione di quello che un tempo dovette essere un polittico di Pirez realizzato per una pieve alle porte di Lucca datato probabilmente 1424, i cui probabili frammenti giungeranno dalle prestigiose collezioni del Lindenau-Museum di Altenburg (Germania). Anche la proposta d’identificazione del polittico lucchese si deve ancora una volta alle ricerche condotte in occasione della mostra, che sotto molti aspetti si sono rivelate particolarmente feconde e fruttuose.

A Pisa verrà riservato molto spazio, perché questa fu probabilmente la principale città in cui Pirez soggiornò più a lungo e si formò come pittore, tanto da esser stato definito come un pisano d’adozione.

Questa sezione ospiterà un vero e proprio spaccato di cultura artistica pisana del tempo: opere di importanti pittori impegnati nel cantiere del Camposanto quali Antonio Veneziano e Spinello AretinoTaddeo di Bartolo, che secondo il Vasari fu il maestro di Pirez; Martino di Bartolomeo, che in questa fase collabora stabilmente con Giovanni di Pietro da Napoli, e lo scultore Francesco di Valdambrino; Francesco d’Antonio, pittore fiorentino ma che molto probabilmente, grazie ad alcune scoperte emerse dagli studi condotti in occasione della mostra, ebbe un’attività pisana non trascurabile.

Ma è per le chiese di Volterra che Alvaro eseguì la maggior parte dei suoi lavori ricordati da fonti e documenti antichi: la sezione riservata a questa città ospiterà esclusivamente opere del pittore portoghese, compreso il coloratissimo polittico eseguito per questa città e conservato nella locale Pinacoteca civica, in cui compare anche la sua firma frammentaria.

 

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