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Il cardinale Umberto Betti a dieci anni dalla sua morte. 8 Novembre 2019

Sintesi del Colloquio dedicato al Card. Umberto Betti, ofm

di Fr. David Gagrčić, ofm

“Sono qui anzitutto a ringraziare la Provincia Toscana dei Frati Minori e la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, che hanno assunto l’opportuna iniziativa di questo colloquio, con cui si intende fare memoria del card. Umberto Betti, Frate Minore della Toscana, docente e poi rettore del Pontificio Ateneo Antonianum, perito conciliare, rettore della Pontificia Università Lateranense, creato cardinale nel 2007 dal Papa Benedetto XVI”.

Con queste parole il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, ha introdotto i lavori del Colloquio dedicato al compianto Card. Betti, che si è tenuto venerdì 8 novembre u.s., presso l’Aula Magna della Facoltà teologica fiorentina. Mons. Betori ha quindi continuato l’indirizzo di benvenuto con queste parole: “Fra i tanti meriti che gli si possono ascrivere mi corre obbligo evidenziare, come arcivescovo di Firenze, la collaborazione che egli prestò al cardinale Ermenegildo Florit, una collaborazione che permise di dare ai Padri conciliari la certezza che la Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione che andavano discutendo nel Concilio Vaticano II proponeva una dottrina che si collocava nel solco della Tradizione e, allo stesso tempo, segnava un punto di non ritorno a riguardo del tema della trasmissione della rivelazione e di quello della parola di Dio nella vita della Chiesa”.

Fr. Guido Fineschi, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Toscana, ha messo in risalto la felice coincidenza che ha visto lo svolgersi del colloquio nel giorno stesso in cui la Famiglia Francescana fa memoria liturgica del B. Giovanni Duns Scoto, come a rappresentare un ideale ponte tra le origini dell’esperienza teologica francescana e l’esperienza di studioso del P. Betti: “Facciamo memoria del p. Betti- ha affermato Fr. Guido Fineschi- non per un esercizio di vuota retorica, ma per alimentare la gratitudine verso Dio che, anche attraverso teologi come il card. Betti, ha permesso alla Chiesa di vivere una stagione di discernimento e rinnovamento prezioso: il Concilio, la cui ricchezza deve ancora essere compresa ed espressa in tutta la sua pienezza. Il Vaticano II infatti è stato una primavera dello Spirito, resa possibile anche dal lavoro lungo, faticoso e spesso non riconosciuto di diversi teologi, che sono stati veri “preparatori” del Concilio attraverso il recupero di un approccio biblico e patristico all’esperienza della fede di cui il popolo di Dio aveva bisogno per vivere e annunciare il Vangelo a un mondo che stava per cambiare radicalmente”.

Il Colloquio è stato aperto dal Dott. Riccardo Burigana, teologo esperto di ecumenismo, autore di diversi saggi riguardanti il Concilio, che, attraverso una brillante e documentata esposizione, ha presentato la figura del card. Betti principalmente a partire dall’analisi di alcuni diari di partecipanti al Concilio, strumento prezioso per comprendere la genesi, il dibattito e la formazione dei documenti conciliari, fonti notevoli per una nuova stagione conoscitiva di quest’assise perché espongono la visione di singole personalità offrendo in questo modo molteplici punti di vista sugli stessi avvenimenti, da parte di teologi, vescovi, giornalisti, dalla fonte viva dei loro diari, rendendo così possibile un vivace contributo al racconto dell’evento conciliare.

Mons. Stefano Tarocchi, biblista, ha invece analizzato l’apporto del p. Betti nella stesura della Costituzione dogmatica Dei Verbum facendo intuire, attraverso la lettura di alcuni passaggi del Diario del Concilio dello stesso Betti, sovente alquanto tranchant nei suoi giudizi, la difficile gestazione del celebre documento e facendo intravedere in filigrana anche le complesse e ricche personalità di vescovi e di teologi che si sono confrontati, e non di rado scontrati, nella fase dibattimentale sui documenti.

Infine Mons. Andrea Drigani, docente di Diritto Canonico, in modo sintetico ma puntuale e particolarmente avvincente, soprattutto perché costituisce quella parte del lavoro del p. Betti sconosciuta ai più, ha presentato il suo apporto, in qualità di teologo, alla revisione del Codice di Diritto Canonico del 1983, evidenziando e commentando alcune sue acute e ponderate proposte e osservazioni, condotte sul lavoro di revisione del Codice delle due commissioni istituite allo scopo da Giovanni Paolo II: un’operazione preziosa che ha offerto al Codice del 1983 una cornice unitaria non solo in senso giuridico ma anche teologico, favorendo così la relazione, l’incontro e il dialogo tra teologia e diritto canonico, per armonizzare gli articoli del Codice con le decisioni del Concilio Vaticano II, come auspicato da Giovanni Paolo II, che considerava il Codice del 1983 come «l’ultimo documento del Concilio».

Al termine della giornata, Fr. Maurizio P. Faggioni, bioeticista e confratello del p. Betti ha chiuso i lavori di questo intenso pomeriggio di riflessione, ribadendo ancora una volta il suo amore per la Chiesa per la quale si è speso da vero francescano, come attestato anche dal motto da lui scelto e ispirato alla Lettera agli Efesini (Ef 5,25): Dilexi ecclesiam.

Ci allieta il fatto di vedere onorata la memoria del P. Betti e ricordati i suoi meriti e la giornata di studio ha stimolato una motivata curiosità di saperne di più, di conoscerne meglio la figura e il pensiero, forse non ancora sufficientemente compreso al di fuori dell’ambito degli esperti di settore, ma che tanta ammirazione e stima ha suscitato in quanti lo hanno incontrato e conosciuto personalmente.

Un sincero ringraziamento a tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno reso possibile concretamente questa ricca giornata, particolarmente al Preside della Facoltà teologica dell’Italia Centrale, Mons. Basilio Petrà, che volentieri e attivamente ha sostenuto la realizzazione di questo importante pomeriggio di studio.